La nostra tradizione, come quella napoletana da cui deriva, è ricca di proverbi sui santi. Sant’Aniello ovvero  Sant’Agnello abate ne può contare più di uno : A Sant’Aniello ‘a jurnata fa’ ‘nu passo ‘e pecuriello! (A Sant’Aniello il giorno si allunga) oppure Zite ‘e murticielle va truvanno ‘o parrucchiano ‘e Sant’Aniello (ogni occasione è propizia per andare a casa degli altri) o ancora A sant’Aniello nun tucca’ ne forbice e ne curtiello (nel giorno di Sant’Agnello non toccare né forbici né coltelli).

Sant’Agnello nacque nella città partenopea al tempo dell’imperatore Maurizio, probabilmente nel 535 d. C. e qui morì il 14 dicembre del 596 d. C.. É conosciuto come il protettore delle partorienti essendo nato miracolosamente da una donna anziana. Una antica tradizione vuole che la madre del futuro santo non potesse avere figli e per questo pregava la Madonna. Quando il piccolo nacque fu portato al cospetto dell’immagine della Madre di Dio e, a soli 20 giorni, esclamò: Ave Maria.
Non è tutto però. Secondo le tradizioni delle nostre nonne, le donne vanno a messa a dare un saluto al santo per non “farlo pigliare collera”. Pare che Aniello sia particolarmente attento a questa devozione e si “offenderebbe” se le donne incinte non fossero andate a fargli visita.

Nella mia lontana infanzia sentivo spesso dire dalle donne di casa l’espressione: Sant’Aniello sequenzia (sequentia) arrasse sia.  che pronunciavano segnandosi tre volte : sulla fronte, sulla bocca e sul cuore con la croce. Un’espressione arcana e per me allora incomprensibile . Ma ora che sono un po’ più grande riflettendo e confrontantomi con altri vegliardi posso ragionevolmente pensare che  potrebbe essere un’invocazione al Santo per tenere lontano cose brutte e spaventevoli. La sequentia è riferita alla sequenza del segno della croce e arrasse sia sta per: tieni lontano da me le cose brutte, che potevano essere tante cose.  La frase accompagnata dal gesto della sequenza della croce si pronunciava anche nel rito contro il malocchio o l’uocchie sicche.

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