ca’ capa dint’a zeppula

La zeppola di San Giuseppe è il dolce fritto più amato del meridione d’Italia. Ha delle origini antichissime e veniva usato per festeggiare Le Liberaria in epoca romana ( si trattava di una festa primaverile antichissima, che cadeva il 17 marzo, legata alla fecondità celebrata fin dal 500 A.C. in onore di Liber Pater e di sua moglie Libera). Venivano fritte delle frittelline dolci di frumento che sono  le antesignane della zeppola moderna. Infatti esse venivano fritte in una forma di sterpula, ovvero di serpente arrotolato. E da serpula, serpentello, nasce il nome di Zeppola.

Ma perché la tradizione le associa a San Giuseppe? Qui è stato necessario scavare nelle scritture bibliche ed è stato trovato che San Giuseppe durante la fuga in Egitto alimentò la Sacra Famiglia con delle frittelline:ecco la connessione con la festa di san Giuseppe!

Da allora in poi è indispensabile, in tutto l’ex  regno di Napoli e nel meridione in generale, celebrare il giorno di San Giuseppe, dal punto di vista gastronomico. con la buonissima zeppola di San Giuseppe.

I Romani però friggevano le zeppole due volte: una volta in olio vegetale, olio d’oliva e una seconda volta per renderle più dorate e croccanti in olio animale, nello strutto fuso.

Ora voi sapete che adesso esistono e purtroppo prevalgono addirittura delle zeppole fatte al forno. Orrore! Io non le considero proprio! Sono un’altra cosa, non certo le zeppole di San Giuseppe che devono essere rigorosamente fritte. Non dico di friggerle due volte come facevano i romani e come fu codificato nel ricettario di Ippolito Cavalcante del 1836: con la doppia frittura, doratura, ma almeno una volta la zeppola va fritta, altrimenti non è ‘a zeppula ‘i San Giuseppe, è nata cosa!

Se dobbiamo fare peccato, tanto vale farlo mortale!