Sin dai tempi antichi l’uomo si è ingegnato nell’inventare sistemi più o meno validi per la pesca del corallo. Quello più efficace e selettivo si avvale dell’opera del sommozzatore, che va a scegliersi di persona i rami migliori. Ma esiste anche un tipo di pesca che potremmo definire inequivocabilmente distruttivo, responsabile della scomparsa del corallo su molti fondali del Mediterraneo: la cosiddetta “pesca con l’ingegno” si pratica con una grande e pesante croce di legno o di ferro (l’ingegno) alla quale sono legati dei drappi di rete (le redazze). L’ingegno viene calato a fondo da un peschereccio e trainato a rimorchio. Al suo passaggio, spezza e strappa i rami di corallo dalla roccia e parte di questi resta impigliata nelle redazze. Immaginate quanto possa restare di integro di un tratto di fondale marino dove sia passato l’ingegno…

Sub a pesca di corallo                                     Barca corallina che usa l‘ingegno
La lavorazione del corallo è un tipo di attività che, a livello della più bella oreficeria, è una vera tradizione che si tramanda da padre in figlio. Il corallo pescato viene innanzitutto “tenagliato”, cioè ben pulito, poi viene suddiviso per grandezza e qualità. La cosiddetta lavorazione “di liscio” si distingue in due metodi diversi: il primo, destinato al prodotto per l’oreficeria corrente, detto “di fabbrica”, e l’altro per l’alta gioielleria, detto “di tondo e rotondo”. Fasi importanti di una prima lavorazione sono il taglio, che può avvenire a mano o con appositi strumenti, e l’arrotondatura, che ha procedure diverse a seconda se il corallo viene destinato al prodotto di fabbrica o di tondo e rotondo. Nel primo caso se ne occupano gli “arrotari”, che lavorano il corallo alla mola. Per il prodotto di “tondo e rotondo”, invece, l’arrotondatura viene effettuata dai “pallinari”, che operano a mano con la lima. Una fase finale della lavorazione del corallo è la lucidatura, che avviene in appositi recipienti rotanti nei quali i pezzi di corallo, tagliati e lavorati, girano insieme con speciali sostanze abrasive. La lavorazione più preziosa è certamente la scultura, con cui gli artisti del corallo creano cammei e gioielli, ma ogni scultore ha i suoi metodi personali, i suoi segreti, il suo estro e addirittura spesso i suoi attrezzi autocostruiti.
                                                                  una fase della lavorzione del corallo
Breve storia scientifica del corallo
Sin da tempi antichissimi il corallo è presente in tutto il mondo come ornamento, merce di scambio e addirittura come “sostanza magica e terapeutica”. Sino agli inizi del secolo XVIII fu ritenuto un minerale, in seguito si pensò che si trattasse di un vegetale. Solo nel 1723 il marsigliese Jean-André Peyssonel riuscì a stabilire l’appartenenza del corallo al regno animale. Questo celenterato è riuscito a sfuggire così a lungo agli studi degli scienziati a causa della difficile osservazione diretta nel suo habitat, anche se è certo che in antichità formazioni di corallo si trovavano a profondità ben più prossime alla superficie del mare, tant’è che potevano essere raggiunte dai tuffatori che si immergevano con l’aria del propri polmoni. Oggi, grazie all’osservazione agevole e diretta dello studioso, che ha indossato l’autorespiratore, il corallo è stato sviscerato di ogni suo recondito segreto, ma, nonostante ciò, anche attualmente una delle opere scientifiche più belle e imponenti sul corallo resta quella “Histoire Naturelle du Corail”, scritta nel 1864 da Henry Lacaze-Duthiers, che aveva potuto osservare il corallo solo in superficie.
Tutto il corallo del mondo
Il termine corallo è, in verità, alquanto generico, infatti indica anche gli organismi secretori di calcare che formano le barriere madreporiche. Ciò deriva dal fatto che gli inglesi nel termine “corals” comprendono tutte le madrepore, anche quelle di alcun valore commerciale. Non si devono però confondere i cosiddetti coralli costruttori delle barriere madreporiche (più note come barriere coralline) con le specie di “corallo vero” del genere Corallium, nonostante appartengano tutti alla classe degli antozoi, una delle quattro classi che formano il philum dei celenterati. Nel Mediterraneo troviamo il Corallium rubrum, indubbiamente la specie più pregiata (si trova anche in Adriatico, sulle coste orientali, nonostante le differenti condizioni di salinità rispetto al resto del Mediterraneo), presente anche in Oceano Atlantico: alle Canarie, nelle Isole di Capo Verde e in Portogallo. Ci sono altre specie di corallo anche in alcuni punti dell’Oceano Indiano, ma tutte di esiguo valore commerciale. Sono invece importanti nove specie di corallium dell’Oceano Pacifico, che si trovano nelle isole del Giappone e alle Awaii. Esse sono accomunate nel termine collettivo di “corallo giapponese”, la cui specie più pregiata è il Corallium secundum, così detto poiché, come valore, è secondo solo al Corallium rubrum.

Corallo nero

Corallo rubium