di Rita Bosso

 

Prosegue la rilettura del messaggio che Benito Mussolini invia a don Luigi Maria Dies, parroco di Ponza.
Dopo aver chiesto che sia celebrata  una messa in memoria del figlio Bruno, l’ex duce scrive:

Vi accludo mille lire di cui disporrete nel modo più conveniente. Desidero farvi dono del libro di Giuseppe Ricciotti, che ho finito di leggere in questi giorni: La vita di Gesù Cristo.

Considerate le circostanze dell’arresto a Villa Savoia, del trasferimento a Ponza, Mussolini dovrebbe essere giunto sull’isola privo di bagaglio, di soldi – se non quelli con cui era uscito di casa-, di libri.
Corvisieri scrive che, ai primi di agosto, i familiari gli fanno pervenire una forte somma di denaro, due bauli pieni di vestiti, libri, frutta. È presumibile che le mille lire e il libro La vita di Gesù facciano parte di questa rimessa.
Lo stipendio medio di un operaio è all’epoca 500 lire; Mussolini destina al prete – che non conosce- un’offerta più che sostanziosa, in un momento in cui non può disporre di entrate regolari, in cui non sa se, dove e quando potrà ricevere altri fondi.
Di cui disporrete nel modo più conveniente” è una formula piuttosto insolita per accompagnare un’offerta. Ben si adatta, invece, alla costituzione di un fondo cassa, con la rassicurazione che nessuno chiederà conto delle spese, nessuno vorrà vedere ricevute giustificative.
Mussolini manda anche un libro  di cui è appena venuto in possesso, che sta leggendo, commentando e annotando, che è fonte di profonda riflessione. In genere, tomi del genere si conservano gelosamente, si rileggono, non se ne fa dono a uno sconosciuto.
La lettera prosegue con frasi di apprezzamento per il libro e i saluti.

Bruno Mussolini (1918-1941)