Ponza ha gioito per l’assegnazione a Procida del titolo di Capitale della Cultura; Calafelci ha seguito e segue con interesse il progetto culturale  sintetizzato nello slogan La cultura non isola. Parecchi giovanotti ponzesi hanno con Procida un legame profondo, nato negli anni dell’adolescenza e mai estinto. E’ il caso di Silverio Vitiello detto ‘u Sorice, classe 1949, il decano dei ponzesi che hanno studiato a Procida.

Monia Sciarra: Silverio, in che anno sei andato a studiare a Procida?
Silverio Vitiello: Sono arrivato a Procida nel 1965 per frequentare il triennio dell’istituto professionale e conseguire il titolo per la navigazione di piccolo cabotaggio. Beneficiavamo di una sovvenzione statale. Avevo sedici anni, avevo lasciato la scuola da tre anni; ritornare a scuola è stata la più grande fatica della mia vita: avevo dimenticato tutto, non sapevo più eseguire neanche una divisione. Partii da Ponza incoraggiato dall’idea che sarei stato su un’isola ma l’impatto fu duro: i ragazzi di Procida e di Ischia che frequentavano la mia classe conoscevano almeno un paio di lingue straniere, provenivano da realtà turistiche che si stavano sviluppando.

 

MS: Quanti ragazzi partirono da Ponza?
SV: Il primo anno eravamo in tredici; alloggiavamo alla pensione Eldorado. Ci seguiva il professor Arcangelo, che ci ha preso per mano e ci ha condotti sino alla conclusione del triennio. Molti di noi hanno proseguito, sostenendo l’esame integrativo per accedere all’Istituto Nautico e diplomandosi. Il titolo di “padrone marittimo” conseguito all’istituto professionale consente una navigazione di piccolo cabotaggio.

 

MS: Qual è stato il tuo rapporto con la gente di Procida?
SV: I Procidani sono stati splendidi. Noi e loro eravamo ragazzi semplici, ma loro erano più ‘smaliziati’: vivono a un passo dalla terraferma, avevano già allora collegamenti frequenti con dieci, venti corse al giorno; avevano le scuole: il Nautico, il Professionale, il Magistrale. A livello sociale, di istruzione, erano molto più avanti di noi, su tutto: conoscevano il mondo mentre noi ponzesi, al massimo, conoscevamo il Mediterraneo. Noi avevamo esperienza di pesca, loro avevano una lunga tradizione marittima, maturata grazie a un istituto nautico dalla storia illustre. Nelle famiglie c’erano da generazioni capitani, ufficiali di macchina, armatori.

I gozzi procidani portavano i limoni alle navi che facevano scalo al porto

MS: Procida era sviluppata anche dal punto di vista agricolo?
SV: Non molto. L’isola ha un’estensione di quattro chilometri quadrati, c’è spazio per l’orto familiare, per la coltivazione d’a carcioffole, di uva… e poi ci sono gli agrumeti. La coltivazione del limone procidano è famosa.

MS: Hai mantenuto rapporti con Procida? 
SV: Certamente. Quando vado a Procida ricevo un’accoglienza favolosa. Tornavo, prima dell’emergenza Covid, nei giorni che precedono la Pasqua. Arrivavo il Giovedì Santo per assistere alla processione del Venerdì, poi ripartivo per trascorrere Pasqua a Ponza. I compagni mi accoglievano, mi ospitavano, mi facevano una festa che …. mancava solo la banda. Procida merita pienamente il titolo di Capitale della cultura, ne ha da vendere. Procida oggi rappresenta tutte le isole.

La Processione del Venerdì Santo nell’edizione 2021

MS: Che storia ha l’istituto nautico di Procida?
SV: E’ uno dei più antichi, è nato quando ancora si navigava a vela. Procida ha una vera e profonda cultura marinara e marittima. C’era un convitto, noi pagavamo la quota come convittori; nei primi tre anni, come ho detto, beneficiavamo di un contributo statale.

 

Con Silverio Vitiello ripercorriamo le fasi di popolamento dell’isola di Ponza, nella seconda metà del Settecento; poi, con un balzo di quasi cento anni, ci soffermiamo su Pistola.
Silverio racconta: “Pistola era un mio trisavolo. Non ricordo il suo nome; mio nonno, suo figlio, si chiamava Emiliano. Nel 1857 Pistola assistè all’arrivo del piroscafo Cagliari,  allo sbarco di Pisacane, all’incendio dell’archivio. Informò la guarnigione di Gaeta dell’arrivo a Ponza del Cagliari, dei disordini, della partenza verso una località del Meridione; le forze borboniche riuscirono ad intercettare il piroscafo che si dirigeva a Sapri. Il mio trisavolo fu insignito di un titolo nobiliare.”