Appena finì la guerra Maurino insieme a Mario “Azzucca”  e Rinaldo aprirono una  bottega di meccanico sulla banchina del porto di  Ponza. Serio, di poche parole e con un atteggiamento da finto burbero Maurino; giocherellone, chiacchierone e affascinante affabulatore Mario; forse per via del suo italiano forbito Rinaldo  – ex poliziotto di origini toscane rimasto a Ponza per amore – sembrava l’intellettuale del gruppo. I tre, che erano diventati amici dopo essere stati a lungo imbarcati sul “Maria Pace Feola”, uno dei bastimenti del famoso e benemerito armatore ponzese Totonno “Primo” , formavano un gruppo perfetto. Si integravano a vicenda. Quello che mancava all’uno l’aveva l’altro. Non è che ci fosse tutto questo lavoro, da giustificare un’officina con ben tre addetti,  ma era anche vero che non che se non eri pescatore o contadino, in quell’epoca non c’erano molte  alternative per sbarcare il lunario.
                                                                          M/V Maria Pace
I tre si adattavano a fare un po’ di tutto. Maurino era più incline a dedicarsi al settore nautico, installando e riparando i motori delle barche da pesca, assi eliche, e quant’altro di metallico ci fosse da riparare o costruire. Facevano anche un po’ il lavoro dei fabbri fabbricando ed aggiustando un po’ di tutto: dalle ancore per le barche alle zappe per contadini, ai picconi per i muratori, eccetera.
Un giorno – mentre Maurino e Mario erano fuori per una riparazione al motore di una barca, si presentò  in officina il panettiere D’Atri lamentando la rottura della sua impastatrice già oggetto di precedente intervento effettuato da Mario o da Maurino. Rinaldo interruppe immediatamente il lavoro che stava facendo, prese la cassetta degli attrezzi  chiuse la bottega e seguì il D’Altri verso il non distante laboratorio della panetteria. per aggiustare l’impastatrice rotta. Una  volta giunto sul posto guardò  attentamente il macchinario e vide che si era rotto il fermo tra l’asse e il braccio. Il chiodo che li teneva insieme si era spezzato. – “Un chiodo?  Non era certo idoneo a reggere a lungo le sollecitazioni del macchinario – pensò stupito Rinaldo –  Comunque individuato  il problema, lo risolse a regola d’arte inserendo un robusto perno d’acciaio al posto del chiodo. Grato, il panettiere gli regalò una bella pagnotta di pane a titolo di parcella. E per l’epoca andava già bene.
Una volta tornato in bottega, Rinaldo  trovò anche i due soci Mario e Maurino, raccontò loro brevemente  i fatti . “Per forza che si era rotta  – chiosò consegnando la pagnotta con aria soddisfatta – al posto del perno era stato messo un chiodo! Ora che ho messo un bel perno d’acciaio, non si romperà più tanto facilmente! – “Bravo e adesso neanche la pagnotta mangeremo più tanto facilmente!” – gli risposero in coro i due amiconi. Finì tutto con una risata generale, anche se erano tempi grami e a volte una pagnotta di pane faceva la differenza tra mangiare o digiunare. Ma lo scrupolo fu più forte della fame e tornarono tutti e tre dal panettiere per restituirgli la pagnotta. Una volta capito il motivo di quella inattesa restituzione, il panettiere  non volle indietro la pagnotta anzi ne aggiunse altre due.
La società per quanto perfetta non durò a lungo. Non poteva durare: il lavoro era poco e i soldi in circolazione ancora di meno. Di lì a poco Mario andò a cercare fortuna in America ed emigrò negli Stati Uniti. Anche Rinaldo andò in America, ma in quella del sud: espatriò in Argentina. Maurino invece proseguì l’attività, portata avanti ancora oggi dal figlio Silverio.
PS: Mario “Azzucca” non ho mai avuto modo di conoscerlo personalmente, credo sia rimasto in America. Ho avuto invece il piacere di conoscere Rinaldo al ritorno dall’Argentina e naturalmente Maurino, a cui mi sono rivolto più volte per risolvere i problemi dei motori marini delle mie diverse barche e barchette. Di entrambi ho un ricordo meravigliosamente positivo.
da un vecchio appunto di Genn 2010