Durante delle mie ricerche presso l’Archivio di Stato di Caserta mi sono imbattuto in alcune carte ponzesi; tra esse ne ho trovate alcune della Società Cooperativa di Mutuo Soccorso “Duca degli Abruzzi” di Ponza di cui non avevo mai saputo.

Nel periodo a cavallo tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, specialmente al Sud, spuntarono come funghi molte società operaie di mutuo soccorso, che avevano lo scopo di assicurare ai soci sussidi in caso di malattia, incidenti sul lavoro, morte e vecchiaia e, a seconda dei casi, vari altri servizi come prestiti, distribuzione di prodotti su basi cooperative a prezzi ridotti, costruzione di case operaie, istruzione attraverso corsi serali o festivi, biblioteche, organizzazione del tempo libero con circoli e luoghi di svago. In pratica si trattava di un sistema previdenziale di tipo privato che anticipava quello statale che arriverà successivamente: prima con le leggi del periodo della destra liberale  poi con le leggi fasciste, fino a completarsi nella forma attuale con la Repubblica.

Il termine  ”Società operaia” deve  intendersi in senso ampio. Infatti non indicava solo il personale delle fabbriche, ma comprendeva i lavoratori in genere, di tutti i settori come artigiani, commercianti, ecc, oppure come nel nostro caso, miste che – seppure più rare – comprendevano le più diverse e disparate attività e mestieri. Dopo l’unità d’Italia in tutto il sud scoppiò questa “moda” delle società di mutuo soccorso,  che si  erano invece già sviluppate al Nord come conseguenza dello Statuto Albertino. Esse svolgevano  esclusivamente un ruolo solidaristico, assistenziale ed educativo, mantenendosi laiche – talvolta anche anticlericali – ma manifestando fedeltà istituzionale ed escludendo ogni tipo di coinvolgimento politico. Mentre nel’ex Regno Borbonico, erano nello stesso tempo operative un buon numero di pie istituzioni di antichissima data  che praticamente svolgevano quasi le stesse funzioni delle più moderne soms.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fu lo spedizioniere Silverio De Luca fu Erasmo a portare nella Ponza del 1912 la  novità della Società di Mutuo Soccorso. Silverio De Luca, che per il suo lavoro era quotidianamente in contatto con la realtà mercantile ed operaia dell’ex capitale e del suo interland, ebbe modo di conoscere questa “creatura” piemontese che dopo l’unità si era diffusa il tutto il paese e pensò di proporla anche nella sua isola. E riuscì nell’impresa di mettere insieme ben 201(188+13) ponzesi, smentendo quelli che dicono che siamo individualisti, refrattari all’associazionismo.

In verità il grande boom delle soms c’era già stato nei primi decenni dopo il 1861. Nel 1912 il fenomeno era già in una fase di stanca per una serie di motivi tra cui, come abbiamo accennato, le varie  leggi  sulla previdenza statale che si andava lentamente formando.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Della Società Cooperativa di Mutuo Soccorso, “Duca degli Abruzzi” di Ponza conosciamo l’elenco completo dei 188 soci e dei 13 amministratori. L’intestazione a un membro della Casa Reale faceva anch’essa parte delle usanze dell’epoca. Tantissime in tutta la penisola erano le soms intitolate ai vari personaggi di Casa Savoia. Spesso era un modo per manifestare fedeltà istituzionale ed escludere ogni tipo di coinvolgimento politico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non abbiamo trovato lo Statuto di cui pure si fa menzione nel carteggio e non sappiamo se, come e per quanto tempo la Soms di  Ponza ha operato. Vista la eterogeneità dei soci che praticavano mestieri diversi, possiamo azzardare che essa non avesse tanto scopi strettamente previdenziali (sussidi per vecchiaia, malattia e infortuni) ma fosse più indirizzata verso la funzione più strettamente cooperativistica come prestiti, acquisto e distribuzione di prodotti a prezzi ridotti, costruzione di case proletarie, istruzione e alfabetizzazione, biblioteche, organizzazione di circoli e luoghi di svago, ecc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma naturalmente, per quanto ragionate, sono solo ipotesi e nulla vieta che fossero invece i sussidi di malattia, invalidità e vecchiaia le aspettative dei soci. Pensiamo di fare cosa gradita pubblicando integralmente l’elenco dei soci dove compaiono cognomi di famiglie  ormai estinte sull’isola, ma è soprattutto pieno di nomi noti: in moltissimi casi sono i nostri nonni. Magari a qualcuno viene in mente qualche racconto del nonno o si ricorda di una carta ingiallita trovata nel cassetto di un vecchio comò.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Potremo così aggiungere un ulteriore tassello alla storia della nostra isola.

Spero che le immagini siano chiare e leggibili.. In caso contrario potete cntattarci per eventuali chiarimenti.

Franco Schiano