DECAMERINO 11° Giorno – Memorie di Amalie – Romanzo

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Do un contributo all’iniziativa avviata da Franco Schiano postando il primo capitolo di “Memorie di Amalie”

Ponza, 1961
FINE

Oggi è venuto a trovarmi mio figlio Ciccillo. Guardando fisso la tazzina del caffè, dopo un lungo silenzio ha detto tutto d’un fiato
–Se è femmina, mà, la chiamiamo Daniela.
-Bene- ho risposto- vuoi rinnovare tuo padre?
Se nasce femmina sarà la prima nipote, figlia del mio primogenito, quindi dovrebbe chiamarsi Amalia come me; ma sono contenta che Ciccillo voglia darle il nome del padre, Aniello, morto quando lui era poco più che bambino.
È scoppiato a ridere, finalmente ha spostato lo sguardo dal caffè a me.
–Ma che hai capito, mà? Daniela, non Aniella. Certo che ormai sei completamente sorda.
Altro silenzio, poi
-Ti dispiace che non rinnoviamo?
-No, non mi dispiace.
Non ho mentito. Non mi dispiace ma mi crea un problema: che fine farà il quaderno?
Una settimana fa, quando l’altro mio figlio si è presentato con la sua cassetta di viti, martelli, pialle e seghetti per dare una sistemata al tiretto dell’armadio che non scorreva più bene, e dopo una mattinata di lavoro ha dovuto sollevare le tavole del fondo dell’armadio… una settimana fa Mario senza interrompere il lavoro mi ha passato il pacchetto avvolto nella stoffa mormorando –E questo come ci sarà arrivato, qua sotto?
Poi ha continuato a lavorare.
Ho aperto il pacco con un po’ di paura, ho sfogliato velocemente il quaderno senza soffermarmi a leggere neanche un rigo. Ho contato le diverse mani che si sono succedute, scritture così diverse una dall’altra.
Prima di me, tre Amalie e una pausa. Dopo di me, l’ho appena saputo, nessuna Amalia.

Una settimana fa ho pensato che toccava a me continuare a scrivere in questo quaderno; non ho pratica con carta e penna ma il materiale c’è, lo ripasso ogni sera mentre dico i rosari. Una settimana fa però non sapevo che il racconto si sarebbe comunque interrotto.
Solo oggi capisco il senso delle prime pagine lasciate bianche, di queste prime pagine. È toccato a me riempirle, poi non scriverò altro.

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