DECAMERINO Giorno 8° – La leggenda di Sennone – Fiaba – parte 1^

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Per la primavolta oggi pubblico una fiaba. Si tratta di una fiaba ponzese, che vorrei dedicare a mio nipote Christian – che ama leggere – e a tutti i bambini di Ponza. Buona lettura.

La leggenda di Sennone

C’ è steva na vota

nu viecchie e na vecchia

che ballavano ncoppa a nu specchio

che ballavano ncoppe a nu monte

statte zitte che mo tu conte,…

Quando in cielo volavano i draghi e nel mare nuotavano le sirene, Sennone viveva su di un’isola lontana. Era  un bel giovane alto, coi capelli d’oro, una voce meravigliosa e faceva il pescatore. Rimase orfano quand’era ancora in fasce ed era stato allevato dal vecchio nonno Gavone, ch’era un grande pescatore. Vivevano su una spiaggia deserta e inaccessibile che stava sulla gobba rivolta a ponente di quell’isola a forma di luna.

La loro vita dipendeva totalmente dal mare. Il mare stracquava, che nella lingua dell’isola significa: portava a riva, il legname di cui era fatta la capanna in cui abitavano. Dal mare arrivavano fibre e giunchi per costruire corde e nasse, noci di cocco per fare contenitori per acqua e cibo o galleggianti per la pesca. Il mare era un amico generoso di pesci e di quasi tutto l’essenziale che serviva a Sennone e a suo nonno per condurre la loro vita semplice, ma felice.

Il mare è mare: a volte prende e a volte  dà. Adesso forse stava ripagando Sennone per avergli rubato l’affetto dei suoi genitori che s’era preso in una notte  di tempesta.

Sennone spesso pensava ai suoi genitori che non aveva mai conosciuto e diventava triste. E allora con la sua voce bellissima cominciava a cantare.

Ma siccome amava il canto, non perdeva mai occasione per cantare : cantava quando era triste, ma cantava anche quando era allegro, cantava mentre lavorava, cantava mentre oziava. Cantava sempre.

Cantava così bene che spesso nelle notti di luna piena e le sirene si avvicinavano a riva e duettavano con lui. In quelle notti la baja brulicava di pesci  accorsi da ogni dove per ascoltare quel concerto meraviglioso. C’erano pesci di ogni specie che durante il concerto stabilivano una tregua:  o purpo nun se mangiava a ravosta, che a sua volta non banchettava con la murena, che si asteneva dall’aggredire il polpo. Una pace generale a cui aderiva anche il pesce cane, che per ascoltare in pace quel concerto al chiar di luna, si metteva la museruola da solo.

Su quella spiaggia deserta, la vita del nonno e suo nipote, scorreva semplice e felice.

Avevano del pescato sempre abbondante, che rare volte portavano in paese per acquistare le poche cose che il mare non riusciva regalare loro.

Per andare in paese c’era un sentiero pericoloso, conosciuto solo dal nonno e da Sennone,  che s’ inerpicava lungo la falesia a strapiombo che circondava la spiaggia rendendola praticamente inaccessibile. Poi bisognava attraversare un fitto bosco pieno di animali selvaggi e infine guadare un torrente impetuoso. Insomma andare in paese era una vera impresa. Anche per questo che ci andavano raramente.

Quando Sennone andava in paese si faceva la folla se si metteva a cantare. Anche quella volta, mentre il nonno , con i denari ricavati dalla vendita del pescato, stava contrattando una giacca di panno per l’inverno, quando si mise a cantare si radunò tanta gente ad ascoltarlo. Erano tutti ammaliati da quella voce vellutata.

Rimase incantata anche la principessa Biancaluna, figlia del Re Farfagliòne I, che fece fermare la sua carrozza in mezzo alla folla per ascoltare il bel Sennone. Anche la principessa era assai bella e Sennone appena la vide aumentò il suo impegno. Dalla sua ugola uscivano melodie con note sempre più belle.

Fu in quel momento che i due s’innamorarono perdutamente.

Non so come avvenne, ma è accertato che Sennone alla spiaggia non è più tornato.

Lasciò il nonno tornare alla spiaggia solo e abbandonato e non passava una sera senza che sotto la finestra della principessa avesse cantato. Anche lei era follemente innamorata e faceva di tutto per poter da lui essere incontrata. Trovava ogni scusa per uscire dal castello per vedere il suo Sennone bello.

La cosa alla fine arrivò all’orecchio del Re Farfaglione, che naturalmente non poteva vedere di buon occhio che la principessa sua figlia fosse innamorata di un insignificante pescatore. Per sua figlia voleva un principe azzurro e non uno straccione come Sennone!!

Quando il Re si rese conto che la figlia era innamorata veramente, si disse che doveva trovare il modo di distoglierla da quell’amore che per lui era inaccettabile. Aveva ben altri progetti sul futuro sposo della sua adorata Biancaluna!

FINE PRIMA PARTE   (continua)

a domani…

Franco Schiano

I disegni originali sono di Publia Cruciani.