di Rita Bosso
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Laura Cristin inizia l’attività artistica come pittrice; approda alleperformancedieci anni fa, dopo alcuni mesi trascorsi in Irlanda per un progetto sul delfino.
Barche, mare, viaggio sono i temi sempre presenti nelle sue opere; si è costruita l’identità artistica diShiren, con cui ha navigato e solcato gli oceani: evidentemente, per affrontare le traversate, ha ritenuto irrinunciabile l’esser donna(she), mammifero, acquatico. A Ponza,Shirenè diventataShe-rena, e il fatto che lo stracquo si pratichi sulla riva, a contatto con la rena, c’entra poco.
Shirenha la parte inferiore del corpo ben sviluppata e una robusta pinna caudale, indispensabili per il nuoto; il corpo diSherena, invece, potrebbe anche ridursi al solo tronco. La contrapposizione è tra visibile e nascosto, tra esteriorità ed interiorità, tra fisicità e spiritualità; il tronco è null’altro che un manichino, unbusto tessile di mare e di cielo,residuodiuna serie che Laura Cristin ha realizzato una quindicina d’anni fa e portato a Ponza come contenitore vuoto, che solo l’esperienza artistica sull’isola avrebbe potuto riempire. Appena prima di lei erano arrivate migliaia di velette blu, stracquate: quale contenuto migliore, per quella cassa toracica ancora vuota? L’inserimento di un cuore blu di velelle, che andranno a connettersi ai tentacoli uscenti dal tronco – ben visibili in fotografia- pone problemi tecnici alla cui soluzione l’artista sta ancora lavorando; come si sa, le operazioni di cardiochirurgia hanno la loro complessità…
Sherena Velellaè figlia dei manichini della serie Mediterranea, del 2000: su calchi in gesso sono dipinti paesaggi marini; prima ancora c’erano stati i manichini più rigidi della serieMySelf.
“Shiren presso una conchiglia e Shiren seduta mi fecero desiderare di essere io stessa una sirena”– racconta Laura; logica evoluzione, il passaggio allaperformance.
Lavorare gomito a gomito, andare insieme alla ricerca dei materiali, ritrovarsi letteralmente sulla stessa barca non ha creato problemi di competitività tra i partecipanti alloStracquo.
“L’arte – dice Laura- appartiene a chi se ne occupa, come il tempo, come l’isola”; così, a Frontone, nei pressi delle vasche, è stata Charlotte Menin ad avvistare un pezzo di vetroresina che galleggiava in acqua e si è data da fare per recuperarlo e trasportarlo; parte di una piscina in tempi non lontani, rivivrà come vela o come velario, riparo per laSherena-Velella.
Laura non ha esitazioni, quando le chiedo di indicare il luogo in cui collocherebbe la sua creatura:Sherena-Velella vuole stare a Frontone, nell’area della peschiera romana dove, al termine della Mostra, Laura realizzerà unaperformance.
Fonte: Ponza Racconta – http://www.ponzaracconta.it/2014/04/13/cronache-dallo-stracquo-14/
















































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































