Cinquanta miglia tra Ponza e Procida (7) - Ass. Cala Felci

Cinquanta miglia tra Ponza e Procida (7)

Beniamino Mazzella

Procida secondo Beniamino Mazzella

Arriva a Procida ai primi d’ottobre del 1973, si chiude nella sua stanzetta alla pensione Savoia e passa una settimana a piangere. Gli altri ragazzi di Ponza assumono atteggiamenti protettivi nei confronti di questo cucciolotto gracile, che non ha nemmeno tredici anni, che prima d’ora non era mai uscito da Ponza.

festa di San Giuseppe: Beniamino è in piedi, quarto da sinistra


A poco a poco Beniamino Mazzella prende coraggio, comincia ad esplorare l’isola; caspita, è una lingua di terra di appena quattro chilometri quadrati, la metà dello scoglio natìo, ma ha le discoteche, due cinema, una sala teatrale!  Procida comincia a piacergli, gli piace ogni giorno di più; e a Procida piace questo folletto ironico, discreto, educato che sbircia, annusa, respira l’aria nuova a pieni polmoni. 

Mak pi del 1982
La prima esperienza teatrale; Beniamino è il primo da destra

I ragazzi fanno musica, Benny si intrufola nel complesso musicale The Biggest, si esibisce con tutine attillate, parrucche, imita Renato Zero.
Timidamente osserva le prove di una compagnia teatrale senza avere il coraggio di varcare la soglia: “Come mi piacerebbe stare là dentro”, sospira. Un’amica lo presenta a Ginetta Savarese, leader del gruppo ‘O Sciaraballe.
Sono grato a Procida perchè mi ha iniziato al teatro”, dice oggi Benny.
Il primo spettacolo è Li Nipute de lu Sinnaco di Eduardo Scarpetta; poi recita in Sabato domenica e lunedì di Eduardo De Filippo. Riesce a fare solo questi due spettacoli perchè la scuola è finita e deve tornare a casa; non sa che a Ponza lo aspetta il Nuovo Teatro Ponzese.  


L’incontro con Evangelista Salvemini lo folgora; è un uomo semplice, quasi anziano, lavora come tuttofare nella casa del regista Giuliano Montaldo, ma irradia luce e creatività. Omosessuale, vive la sua vita alla luce del sole, amato da tutti.
Evangelista è un costumista eccezionale: possiede una quantità enorme di parrucche, di vestiti; fa rinascere scarpe scalcagnate, le trasforma in gioielli grondanti merletti, nastri e strass. Crea molti dei costumi che le ragazze procidane indossano per partecipare alla sfilata del mare ispirata a Graziella, protagonista del romanzo che Lamartine ambientò a Procida.
Evangelista è un autodidatta geniale, libero, estroverso, benvoluto: un modello di vita.

Chest’è Procida (1980)

Nei primi tre anni alla scuola professionale, Beniamino è uno studente modello; se avesse potuto, si sarebbe iscritto al liceo artistico ma nei primi anni Settanta è quasi impossibile, per un ragazzo di Ponza, rifiutare le condizioni vantaggiose che Procida offre. Soffre un po’ quando deve andare in officina per le lezioni pratiche, lui che arriva a scuola pulito, curato, elegante. Il professore commenta: “Mazzella… tu, secondo me, devi essere ‘nu poco ricchione”.

Beniamino nel giardino della pensione Savoia

Il passaggio al Nautico è traumatico: Benny ha capito che quella scuola non fa per lui; gli darà un diploma che mai utilizzerà e che neanche ritirerà. Allora decide di prendersela comoda, frequenta un corso di fotografia, altra sua grande passione; i cinque anni diventano sei, poi sette, poi otto … Procida lo attrae con mille lusinghe, con le prime storie d’amore, con feste in maschera e allegri giri di “tombola scostumata”, con amicizie sincere e inestinguibili. 


Qualche anno fa- Benny ricorda– ero a Napoli per un ciclo di chemioterapia. Mi chiama un’amica da Procida, Chiara, allarmatissima: gira voce che io sia in fin di vita. La tranquillizzo: oddio, non è che sprizzi salute da tutti i pori ma mi sto curando, le previsioni non sono così tragiche. Finisce che nel fine settimana mi tocca andare a Procida e fare mille giri per rassicurare tutti i miei amici!

Televaffan… -1979

Beniamino arriva al punto di rinunciare a trascorrere qualche vacanza pasquale a Ponza per immergersi nella suggestione del Venerdì Santo procidano; quando parte, però, non rinuncia a riempire la valigia di limoni, sebbene il collegamento diretto tra le due isole sia stato soppresso e tocchi andare prima a Napoli, poi a Formia, salendo e scendendo da tram e treni.

Procida ha rivelato a Beniamino una nuova dimensione dell’esistenza; sarà perchè l’isola, all’inizio degli anni Settanta, aveva quattordicimila abitanti stipati in quattro chilometri quadrati ed era perciò impossibile nascondersi; sarà perchè è un’isola di marinai e i marinai, parola di Dalla e De Gregori, “possono baciarsi tra di loro e rimanere veri uomini però”.

Con Nino sulla terrazza della pensione Savoia (1994)

Tornare a Procida è per Benny una necessità, e lo ha fatto innumerevoli volte: soffre di una forma acuta e incurabile di mal di Procida. Quando ha capito che la storia con Nino era diventata importante, stavano insieme già da un anno, lo ha portato a Procida. L’idea di un trasferimento definitivo, tuttavia, non lo ha mai sfiorato: “Ponza è l’isola in cui affondano le mie radici, Procida è la terra in cui ho emesso i germogli”, dice.

continua

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